recensione del film: Yang ± Yin: Il genere nel cinema cinese

Last updated on Dicembre 2nd, 2020 at 12:21 pm

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Yang ± Yin: Gender in Chinese Cinema
(Naamsaang-neuiseung)
Diretto da Stanley Kwan
Regno Unito | Hong Kong, 1996

Stanley Kwan ha realizzato questo avvincente libro in prima persona. documentario sul cinema cinese su commissione del Istituto Cinematografico Britannico. Il risultato è una riscoperta di film importanti ma selezionati personalmente dal passato, con interviste a registi come Tsui Hark, Edward Yang, Hou Hsiao-Hsien, Ang Lee, John Woo e Tsai Ming-Liang, all'attore e pop star Leslie Cheung, e al regista e critico Peggy Chiao.

Kwan prende come punto di partenza le fluide dinamiche sessuali e di genere che caratterizzano le arti dello spettacolo cinesi in generale e chiede a particolari registi come si relazionano con il loro lavoro cinematografico. I registi più anziani sono articolati ma in qualche modo inconsapevoli del fatto che nei loro film ci fosse qualcosa di omoerotico o che l'ossessione per il legame tra uomini rappresentasse qualcosa di significativo. I registi più giovani lo sono meno e, ovviamente, i registi gay come Tsai e i registi consapevolmente moderni come Lee hanno molto da dire sull'argomento.

Kwan keeps taking it back to how all this reflects on the traditional representation of family life, particularly the primacy of “filial piety” in Chinese culture of the past. Even if we didn’t know what sort of movies Kwan has made, like Lan Yu (2001) and Actress (aka Palcoscenico centrale) e Yuen Ling-yuk, 1991), it would be easy to figure out what’s most important to him. So he gives his mother the final word.

Ci sono momenti toccanti come questo in tutto il film, ma forse nessuno mi ha colpito di più dell'intervista a Cheung, il quale si è buttato da un edificio e ha perso la vita nel 2003, prima di uscire.

Puoi noleggiare Yang ± Yin: Gender in Chinese Cinema su tl sito web del BFI.

Lo streaming è disabilitato fino al 20 giugno.

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