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5 o 6 cose che so sulla critica cinematografica / Punto #2

Point #2: There is no “we.”

Uno dei miei crucci come scrittore e lettore è l'uso del Noi Reale. Ho sempre avuto un pregiudizio nei confronti degli scrittori che lo utilizzano, fin da quando avevo abbastanza esperienza da pensare di poter insegnare a qualcun altro una o due cose sulla scrittura.

An editor of the Chicago Reader used to use the Royal We regularly in his weekly column. I knew for a fact that there wasn’t an editorial board, in which case there might have been some justification for using the subject “we.” Instead it was just his way of sounding authoritative and thus to build walls around his opinions.

Alla fine, poco prima di lasciare il Reader, ha iniziato a scrivere in prima persona. Mi piace pensare che abbia avuto a che fare con la mia ossessiva citazione in ogni lettera all'editore che ho scritto. Più probabilmente ha a che fare con l'ascesa di Internet e dei blog come una delle sue forme dominanti.

“We” isn’t always Royal. Weak writers often use it when they’re afraid of claiming their own reactions to something — a film, a work of art — or when they want to extrapolate from their own experience and extend it to cover everyone else’s. So it’s both cowardly and presumptuous. The least valuable thing a critic can do is to attempt to close off the possibility of an alternate interpretation or to universalize what are observations unique to an individual writer. And that’s what’s valuable.

Di solito, in qualità di redattore di Juanele AR — a blog devoted to Argentine art — I remove the “we” and insert the “I” in articles submitted to me by staff and freelancers. It always saddens me to realize I have to force a writer to claim her own words. The byline means something, or else let’s just let monkeys do it.

Non si può scrivere di nulla se non si riesce a immaginare che qualcuno possa trarre da un film qualcosa di diverso da ciò che si è fatto o se ci si propone come portavoce di tutti i critici, di tutti i cinefili gay o di tutti i galleristi gay ebrei o di qualsiasi gruppo da cui si voglia usurpare l'autorità o dietro cui ci si voglia nascondere.

Parla per te stesso. Usa la tua voce.

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